Vorremmo condividere qui il racconto scritto da una nostra ospite, Fatma Chadli, che ha partecipato a uno dei viaggi di gruppo organizzati da Lumière sur Lumière.

Si tratta di un’associazione attiva in Belgio e in Francia, che promuove viaggi di gruppo educativi e culturali, pensati come occasioni di scoperta, crescita personale e condivisione.

Attraverso itinerari alla scoperta della storia, della cultura e della spiritualità, organizza soggiorni immersivi in cui il viaggio di gruppo diventa anche un’opportunità per creare legami, confrontarsi e vivere esperienze autentiche.

Dalla Sicilia all’Andalusia, dal Marocco alle Alpi, ogni viaggio invita a scoprire luoghi e persone con occhi nuovi, in uno spirito di apertura, fraternità e solidarietà.

Il viaggio a Palermo è stato proprio questo: non soltanto un’occasione per scoprire una città ricca di storia e bellezza, ma soprattutto un’esperienza fatta di incontri, piccoli gesti, amicizia e condivisione.

Ecco il racconto di Fatma Chadli, che ha saputo raccogliere i ricordi di quella settimana in un meraviglioso giardino di emozioni.

“Luce su luce: un giardino a Palermo

Si dice “luce su luce” quando una luminosità ne incontra un’altra e insieme brillano ancora più intensamente. Questa settimana, a Palermo, ho visto cosa significa davvero.

Era un giardino. Non un giardino di fiori tutti uguali e ordinatamente allineati, ma un giardino di fiori diversi, ognuno con il proprio colore, il proprio profumo e il proprio ritmo. C’erano quelli che salivano fino alla cima di Cefalù, di fronte al mare; quelli che immergevano i piedi nell’acqua limpida; quelli che percorrevano i vicoli storici; quelli che scoprivano l’antico lavatoio, così ricco di storia; quelli che raccontavano aneddoti gustosi per far ridere tutti; quelli che parlavano, quelli che ascoltavano e quelli che si prendevano cura degli altri. È proprio questo meraviglioso intreccio a rendere speciale il giardino: le cattedrali dorate, i palazzi maestosi, i picnic condivisi e l’inebriante profumo delle spezie.

C’era Abderrahim, poeta, guida e uomo di grande umanità, semplice e modesto, che ha saputo risollevare lo spirito del gruppo. Quando ci racconta la storia dell’antico lavatoio — un luogo che pochi visitano, ma che custodisce la memoria degli antichi — lo ascoltiamo rapiti. E comprendiamo che stiamo tornando dai veri poeti: quelli che non hanno bisogno di grandi parole per emozionare, perché le loro parole vengono dal cuore, intrise come una manciata di verbena e poesia sincera. C’era anche Lucas, che ci ha parlato dei suoi argomenti con competenza e passione, usando parole piene di gentilezza.

In questo giardino c’era la zuppa preparata da Pascal e da sua moglie Zayneb, che ci ha riscaldati e riuniti intorno alla tavola. Pascal, che alloggiava proprio di fronte alla nostra camera, e Zayneb, che condivideva la stanza con me, erano come una chiave capace di aprire la porta a un profumo di muschio e fiori d’arancio: un profumo intenso, rassicurante e generoso, che non si dimentica mai. La loro umanità entra senza bussare e lascia dietro di sé il dolce calore di casa.

C’erano l’eleganza e la generosità di Hassiba, la vera “principessa della fotografia”. Il giorno in cui ho dimenticato il mio piccolo astuccio di lingotti d’oro, è stata lei a pagarmi il passaggio fino in cima alla montagna. Con lei, persino il tragitto per fare la spesa e le salite a piedi si sono trasformati in un’avventura condita da un pizzico di peperoncino e tanto umorismo: i piedi in fiamme, le vesciche, eppure abbiamo continuato il nostro cammino ridendo di gusto. C’era anche un’altra fotografa, più discreta, che ci salutava con un dolce «bonjour». Entrambe hanno saputo cogliere la luce sui volti degli abitanti e la freschezza dei nostri sorrisi, dietro l’angolo di un vicolo o accanto a un monumento. Il mio telefono mi ha tradita: conto su di loro per restituirmi quelle immagini preziose che non sono riuscita a immortalare. E poi c’era quel foulard donato con tanta gentilezza, un gesto semplice e delicato che vale più di tutti i gioielli del mondo.

Tra noi c’erano Secil e la sua piccola principessa Assia, un fiore dalla grazia primaverile, e un’altra piccola creatura altrettanto dolce, arrivata con un’altra mamma. C’erano anche Habiba e sua figlia Sophie, due persone sagge, raffinate ed eleganti. Habiba, con il suo gusto per le belle tavole, gli abiti eleganti e i piccoli tocchi profumati, ci ha fatto assaporare un po’ di lusso durante il soggiorno. Noi, che contiamo ogni euro, ne abbiamo riso insieme. Qui eravamo tutti uguali, seduti alla stessa tavola, a condividere lo stesso pane e le stesse risate, grazie alle storie divertenti e agli aneddoti che ci hanno aperto il cuore.

E poi c’era il nostro ostello, A Casa di Amici, in via Dante, un luogo che porta davvero bene il suo nome: in pieno centro città, proprio di fronte al teatro internazionale. Nonostante il forte rumore e il continuo movimento della città, era una casa artistica e vivace, perfettamente pulita e profumata di cortesia. C’era un pianoforte e chitarre appese ovunque alle pareti della reception, come se tutti gli artisti fossero lì, presenti insieme a noi. Sui tavoli erano sparse le mappe, quadri colorati decoravano le pareti e al primo piano c’era persino un angolo accogliente dove lasciare i bagagli dopo aver riconsegnato le chiavi. Il personale faceva brillare le camere ogni giorno, con cura e attenzione.

E poi c’era Lucrezia, la vera luce di questa casa. Con la sua dolcezza, il suo ascolto attento e la sua umanità, mi ha fatta sentire a casa, e l’ho abbracciata con tutto il cuore. A Lucrezia, Roberta, Emanuela e a tutto lo staff: questa volta non avevo con me menta, zenzero né za’atar, ma vi faccio una promessa. La prossima volta sarò io a prepararvi e servirvi un tè alla menta ben caldo, preparato con tutto il mio cuore.

In questo gruppo ci si aiutava senza bisogno di chiedere: portare una borsa, condividere uno spuntino o tendere una mano veniva naturale. Questa è la felicità all’italiana, fatta di semplicità, sapori, aneddoti allegri e calore umano. Anche fuori, gli abitanti ci hanno accolti con una dolcezza immensa. L’ultimo giorno, alcune persone molto gentili ci hanno persino permesso di entrare in un luogo privato sul mare, e ognuno ha ringraziato a modo suo, come meglio poteva. Sono quei momenti magici che fanno venire voglia di ritrovarsi.

Verso la fine del soggiorno ho anche scoperto il mercato più popolare, dove si trova di tutto a prezzi convenienti, tra bancarelle colorate, vivaci e profumate, ben lontano dai luoghi turistici dove si paga dieci volte tanto. Se solo lo avessi scoperto prima! Quando tornerò a Lille, avrò una gran voglia di portare un po’ di quella luce, di quegli aromi e di quel calore nei nostri quartieri.

Un immenso grazie a Kloe e a suo marito Salih, responsabili dell’associazione, che hanno immaginato e organizzato questo viaggio con tanto cuore e dedizione: i pasti condivisi, le piccole sorprese profumate, le passeggiate tranquille, ciascuno al proprio ritmo. È grazie a loro se questa avventura culturale è stata un così grande successo. Un giardino non cresce da solo: ci sono sempre mani amorevoli che lo annaffiano e ne seminano i germogli, e le loro sono state le prime.

Cara Faustine, condivido con te queste righe perché questo giardino di Palermo mi ha fatto venire voglia di farne crescere uno meraviglioso anche nel nostro quartiere di Lille-Moulins.

Che questa luce su luce ci accompagni fino a Lille e ancora più lontano.

Fatma CHADLI – Lille”

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